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Affiliate marketing nel 2014: è ancora possibile?

affiliate marketing nel 2014

Aggiornamento (18 Maggio 2015): i concetti espressi nell’articolo sono validi anche oggi, sebbene facciano riferimento al 2014.

Alla luce dei recenti aggiornamenti agli algoritmi di Google, fare affiliate marketing nel 2014 è ancora conveniente?

La domanda è lecita, perché se è vero che negli anni passati molti marketer si sono arricchiti con l’affiliate marketing, è anche vero che oggi è molto più difficile scalare il ranking di Google.

Posizionarsi nelle prime 5 o 6 posizioni nel pagerank di Google significa ottenere una consistente fetta dei click sul totale delle ricerche effettuate per parola chiave, come si evince dal grafico pubblicato periodicamente da Chitika.com.

Cenni storici

Fino al primo quarto del 2012, fare affiliate marketing consisteva nel trovare una nicchia di mercato con un buon numero di ricerche per mese e una bassa competizione (ad esempio cucce per gatti), acquistare un dominio contenente le parole chiave della nicchia scelta (es. www.miglioricuccepergatti.com) , mettere in piedi un minisito con pochi articoli infarciti di parole chiavi e fare del link building.

Con il termine “link building” si intendono tutte quelle operazioni messe in atto per aumentare il numero di link esterni che puntano al nostro sito.

Fino a poco tempo fa Google non dava molto peso alla qualità dei backlinks. Bastava averne tanti e il gioco era fatto. Il web marketer senza scrupoli poteva rivolgersi a uno dei tanti servizi di creazioni di backlinks e, pagando una piccola somma, poteva comprare pacchetti di collegamenti esterni.

Solitamente i link acquistati erano tutti posizionati su siti russi di scarsa qualità, ma tant’era: questo era sufficiente per guadagnare la considerazione di Google.

Questo era di solito sufficiente ad arrivare nei primi 10 risultati di Google per la ricerca “cucce per gatti”. Poi bastava monetizzare il tutto pubblicizzando dei prodotti (nel nostro caso… cucce per gatti!) che garantivano una percentuale sulle vendite, per garantirsi delle buone entrate mensili.

La situazione odierna

Con il rilascio di alcuni aggiornamenti dell’algoritmo di ricerca di Google le cose sono cambiate: dietro ai nomi di paciosi animaletti (Penguin, Panda, Hummingbird) si sono nascosti dei veri e propri “ammazzasette” per i siti dal ranking dopato (una cronologia degli updates è visualizzabile su moz.com/google-algorithm-change).

Oggi i backlink devono essere di buona qualità, devono provenire da pagine il cui argomento sia collegato a quello del sito che li riceve e devono essere costruiti lentamente.

La qualità degli articoli per i quali si intende costruire il ranking deve essere elevata: devono contenere un minimo di 7/800 parole e la percentuale di parole chiave al loro interno non deve essere troppo elevata.

Ogni operazione che non rientri in questi criteri verrà inesorabilmente messa sotto la lente di ingrandimento da Google e, se venissero riscontrate irregolarità, il sito verrebbe penalizzato.

Come puoi notare, queste operazioni sono tese a migliorare la qualità media dei risultati di ricerca di Google. Se per guadagnare le posizioni migliori occorre scrivere dei buoni articoli, va da sé che, mediamente, per ogni ricerca effettuata verranno restituiti gli articoli migliori.

Pro…

Tutto questo baillamme ha portato a una conseguenza importante: molti siti che erano stati costruiti per fare affiliate marketing sono stati colpiti dalla scure delle penalizzazioni della casa di Mountain View e sono stati spazzati via dalle prime posizioni del ranking.

Questo, se vuoi, è il lato positivo di tutta la questione perché si riparte tutti da zero e ad armi pari, senza la possibilità di ricorrere a “trucchi” per guadagnare terreno sui competitors.

…e contro

Il risvolto della medaglia è che non sarà più possibile ottenere risultati apprezzabili in poco tempo e con poco sforzo. Occorrerà investire tempo, energie e denaro nella costruzione del sito affiliato, che per forza di cose non potrà più essere “mini”. Andrà aggiornato regolarmente e bisognerà stare molto attenti alla qualità dei backlinks.

In poche parole, si è passati dalla centralità del processo di link building a quello del content building.  Il punto di vista è ormai ribaltato: non più tanti backlinks per avere tante visite, ma grande qualità dei contenuti per avere tante visite e incrementare i backlinks, in un circolo virtuoso che ti permetta di guadagnare posizioni nel ranking di Google.

Una buona strategia sui social network è quindi indispensabile per ottenere visibilità, visualizzazioni e condivisioni e dare un boost al circolo virtuoso che ti ho appena descritto.

E allora?

Beh, a mio avviso l’affiliate marketing nel 2014 non è morto. Però è cambiato radicalmente. Non rappresenta più la fonte di guadagno facile dei tempi d’oro, quando bastava mezz’ora di lavoro per ottenere risultati. No, oggi bisogna sbattersi. Bisogna creare contenuti di valore e continuare a farlo nel tempo. Bisogna privilegiare l’interazione con gli utenti, per crearsi una buona reputazione, che sarà spendibile nel momento della monetizzazione del lavoro svolto.

Sembra un’impresa ardua, e in effetti lo è. Ma si riparte tutti da zero! Molti piccoli marketers hanno abbandonato il campo, spaventati dal lavoro da fare; altri sono stati colpiti pesantemente dalle penalizzazioni e arrancano alla ricerca del ranking perduto.

Secondo me la situazione è l’ideale per buttarsi nella mischia. Da parte mia ho intenzione di preparare una serie di articoli dedicati all’affiliate marketing:

  1. ricerca di una nicchia di mercato
  2. creazione di un sito dedicato
  3. posizionamento in Google
  4. eventuale monetizzazione.

Tu cosa ne pensi dell’argomento? Saresti interessato alla futura serie di articoli? Lasciami un commento qui sotto e, se l’articolo ti è piaciuto, condividilo 🙂


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